
Dunque la teoria della criticità autorganizzata ci dice due cose:
- che per molti sistemi in natura lo stato critico è un attrattore assai frequentato della loro dinamica;
- che, per questi sistemi che si vengono a trovare nello stato critico, non ha senso cercare di risalire alle cause che generano fenomeni di differente intensità, perchè cause del tutto simili possono generare effetti grandemente differenti.
La teoria non nega che le relazioni causa-effetto siano di natura fisica e deterministica in ultima analisi, anzi lo da per scontato. Sorvolando su questi aspetti, ci sorprende rilevando che un gran numero di sistemi complessi, diversi fra loro, mostrano caratteristiche statistiche e geometriche affini: la frequenza degli eventi organizzata secondo una legge della potenza e l'invarianza di scala, ovvero la dimensione frattale. Da queste osservazioni lascia discendere un principio di universalità che concerne diverse classi di sistemi, dietro cui deve nascondersi un ordine profondo, non ancora rivelato, anzi appena percepito.
Dicendoci così poco, ci lascia in bocca l'inquietudine del romanzo incompiuto e la voglia di vederci più chiaro: perchè mai tanti sistemi trovano conveniente organizzarsi nello stato critico?
1 commento:
Ho come l'impressione che questo stato massimizzi un qualche funzionale. La natura ce l'ha un po' di vizio.
Alessio
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