domenica, gennaio 27, 2008

La fisica insegnata a scuola.


Il mio incontro con il caos deterministico è avvenuto per i miei studi universitari, verso il termine del mio corso di laurea in ingegneria elettronica, e non sapevo allora che quelle idee mi sarebbero rimaste dentro per anni. Naturalmente questa non può essere un'esperienza condivisa da tutti, e sono quasi certo che la maggior parte dei miei colleghi di allora non rimase altrettanto ispirata da quella scoperta.

Il caos ha infranto dentro di me una sorta di corteccia dottrinaria stratificata nel tempo ad opera degli insegnamenti scientifici ricevuti sin dal liceo, e proseguiti poi negli studi della Fisica, della Matematica e delle altre discipline che fanno parte di un normale corso di ingegneria. Aprì uno spiraglio sufficientemente largo da farmi comprendere quanto debole, imperfetta e distante dalla realtà sia ancora la nostra conoscenza della natura, ed ha eliminato con un soffio la certezza che le scienze cosiddette forti fossero la via infallibile verso la verità.

E scusate se è poco.

E' dal 1963 almeno che questa rivoluzione epistemologica è in atto, ben prima che io fossi nato. Nel 1982 quando iniziavo il mio primo corso regolare di Fisica al liceo scientifico le discipline del caos e la matematica non-lineare erano una realtà non più ignorabile per la comunità scientifica, eppure nessun indizio trapelò a noi studenti nè de parte degli insegnanti nè, tantomeno, da parte dei libri di testo. Una pacifica, stabile, rassicurante e deprimente patina di linearità si poggiava su tutti gli argomenti. Quanto sarebbe stato più stimolante a quell'età accedere alla vaga speranza del mondo non-lineare, invece di restare oppressi da un determinismo lineare senza scampo che non lasciava quasi spazio alla fantasia ed alla vita.

Forse allora era ancora troppo presto.

Ma oggi non è più accettabile che le nuove frontiere della matematica e della fisica non siano neanche menzionate in quei "cenni di" che costituiscono una parte cospicua dei programmi di fisica delle scuole superiori. Neppure il programma del liceo scientifico contiene un minimo riferimento.

In questa situazione che francamente mi sembra ormai non più accettabile, ben venga l'iniziativa nata in seno all'Università di Catania di svolgere una serie di seminari nelle scuole superiori all'interno di un progetto formativo dal titolo: Viaggio all'interno dei sistemi complessi tra interdisciplinarità e nuove tecnologie.

Non mi risulta - ma potrei sbagliare - che ci siano iniziative del genere in altre città d'Italia.


3 commenti:

alessandro cordelli ha detto...

Salve Stefano:
sono particolarmente sensibile al tema di questo post, anche perché insegno matematica e fisica in un liceo classico. Mi sembra che vi sia una grossa battaglia culturale da portare avanti, poiché la visione riduzionista è ancora ben radicata in gran parte della comunità scientifica e del mondo accademico. Questo velo dogmatico purtoppo pesa soprattutto sulla formazione degli insegnanti, per cui le impostazioni innovative sono lasciate per lo più alla buona volontà dei singoli. Sui libri di testo e sulla limitata libertà degli autori, poi, bisognerebbe aprire un discorso a parte. Con tutto questo però, non sono pessimista, poiché penso che quella verso una nuova impostazione, non riduzionista, sia una tendenza inarrestabile del pensiero scientifico moderno.

Saluti
Alessandro Cordelli

Stefano ha detto...

Ciao Alessandro,

so degli ostacoli che trova un docente che voglia portare dell'innovazione nell'insegnamento della sua disciplina: ma già la consapevolezza che oltre il dogmatismo scientifico c'è spazio per la critica e l'apertura verso concetti nuovi è un bel passo avanti che sicuramente verrà percepito dagli studenti.
Girando sul web ho trovato un mini-corso che è stato tenuto in un liceo scientifico ligure, che ti segnalo (alle volte potesse essere utile): http://utenti.lycos.it/tullio71/corso_complex.htm

Ciao e grazie per la visita.

Alessandro Cordelli ha detto...

...ti ringrazio per la segnalazione. Mi sono scaricato le dispense: interessanti.

Alessandro