martedì, settembre 23, 2008

Una storia dei sistemi complessi.


Il modo migliore per comprendere lo stato attuale delle conoscenze su quell’insieme di discipline che va sotto il nome (abusato…) di scienze della complessità è probabilmente quello di ripercorrere la storia delle idee e dei risultati scientifici e tecnologici che ci hanno portato fin qui.
Nel suo articolo What is a Systems Approach? Il ricercatore australiano Alex Ryan ne ripercorre le tappe in maniera ben organizzata: il risultato è una lettura scorrevole, documentata e chiara.
Scopriamo così che l’evoluzione delle idee sulla complessità percorre il tracciato dello sviluppo del Pensiero Sistemico, che si pone come alternativa alla visione puramente scientifica (o scientista?) della realtà in termini classici, intesa come visione riduzionista, ma senza la pretesa epistemologica di offrire una descrizione della natura come essa è. Con le (giuste) parole di Ryan:

La conoscenza che si può trarre utilizzando un approccio sistemico ha
maggiormente senso quando è considerata come una prospettiva da cui pensare il
mondo, piuttosto che una proprietà oggettiva di regioni delimitate dello
spazio-tempo. La definizione di sistema dovrebbe specificare come il mondo può
essere idealizzato, rappresentato e come si possa agire su esso quando è
descritto come un sistema.
[…] L’utilità della prospettiva sistemica consiste
nella capacità di condurre l’analisi senza la necessità di ridurre lo studio di
un sistema allo studio delle sue componenti isolate. La conoscenza ottenibile da
questa prospettiva può essere altrettanto “oggettiva” della conoscenza che è
offerta da una prospettiva scientifica riduzionista.


Fatta questa premessa, l’articolo prende le mosse dalle fasi embrionali del pensiero scientifico a partire da Cartesio, e dallo sviluppo successivo seguito alle fondamentali innovazioni apportate da Newton con la conseguente nascita della meccanica e del determinismo scientifico, eternamente ritratto nella celebre metafora di Laplace su quello che è poi passato alla storia come il suo Demone.
Le considerazioni di von Bertalanffy pubblicate nel 1950 sono indicate come determinanti per la nascita del pensiero sistemico: cogliendo evidenti incongruenze tra l’affermata impostazione della fisica classica basata sui sistemi chiusi, von Bertalanffy ne contestò l’inadeguatezza a descrivere i sistemi biologici:

Per esempio, la seconda legge della termodinamica asserisce l’inevitabilità
dell’aumento dell’entropia e della perdita di ordine, e tuttavia l’evoluzione e
lo sviluppo dei sistemi biologici manifesta aumenti progressivi di
ordine.


In quegli stessi anni Weaver introdusse il concetto centrale di complessità organizzata.
Ryan quindi passa in rassegna i risultati della Teoria Generale dei Sistemi (GST), la Cibernetica di Norbert Wiener e soci (che ha enfatizzato il ruolo regolatorio dell’informazione retroazionata) attraverso cui l’attributo di complessità viene associato alla quantità di informazione secondo Shannon necessaria per descrivere un sistema. In embrione, è questa la comparsa del concetto di complessità computazionale o algoritmica di Chaitin, assurta a metrica della complessità ai giorni nostri - sebbene non è stato ancora riscontrata la misurabilità di una grandezza così definita.
In successione seguono poi una disamina dell’Analisi Sistemica, della Ricerca Operativa e dell’insieme delle best practice che vanno sotto il nome generico di Ingegneria dei Sistemi con il loro arsenale di contributi euristici ai concetti del Pensiero Sistemico.
Tutte queste impostazioni, o prospettive, considerano sempre i sistemi collocati nel loro ambiente e interagenti con esso: sistemi aperti.
L’epilogo dell’articolo è, naturalmente, l’approdo ai Sistemi Complessi es alle maggiori scuole di pensiero, fucine di idee e centri di ricerca che stanno guidando lo sviluppo di questo settore, due per tutte: il Santa Fe Institute e il New England Complex Systems Institute. Prendendo queste due istituzioni come rappresentative della prospettiva odierna dei Sistemi Complessi, possiamo dire che tali sistemi sono inquadrabili essenzialmente come un raffinamento dei risultati della Cibernetica e della GST.

Ciò, naturalmente, non esaurisce affatto l'argomento, per cui la rassegna di Ryan dovrà presto essere aggiornata, probabilmente.

4 commenti:

Federico Bo ha detto...

Interessante notare che quando ho studiato materie come Teoria dei Segnali (Teoria dell'Informazione), Teoria dei Sistemi o Ricerca Operativa all'università non ne è mai stata narrata con la dovuta attenzione la genesi storica e la cornice concettuale che racchiudeva queste discipline.

lealidellafarfalla ha detto...

Gli estremi sono fondamentalmente due: da un lato il riduzionismo e dall'altro una forma di olismo che trascende le parte nel tutto. L'approccio cibernetico è forse quello che riesce a dare la migliore compenetrazione di analisi tra le singolarità e processi che danno luogo a innovazione.

Anonimo ha detto...

La ringrazio per Blog intiresny

Anonimo ha detto...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu