lunedì, marzo 26, 2007

Una società egualitaria: un'utopia?


Si.
Tutte le volte che in una società umana si è aperto un vuoto di potere è stato colmato da qualche ente o persona quasi immediatamente. A voler trarre delle conclusioni, parrebbe che qualunque società umana si autorganizza per riempire il vuoto di potere. Il giacobinismo prima ed il comunismo poi hanno fatto dell'uguaglianza un messaggio rivoluzionario che ha profondamente trasformato le rispettive società, ma la disuguaglianza, l'ingiustizia, le differenze hanno puntualmente ripreso piede nelle nuove organizzazioni, solo trasformate nell'aspetto per riflettere le caratteristiche delle rinnovate società.
Queste rivoluzioni hanno trasformato la società per re-impiantare reti sociali ancora caratterizzate dalla presenza di "hub" di vario peso. Un "hub" è pur sempre un centro di potere.
Allora i centri del potere non possono rimanere disabitati, perchè la società stessa lo impedisce.

Se pensiamo la società come un'organismo dotato di propria consapevolezza, questo non ci stupisce: in qualunque organismo superiore esistono dei meccanismi che rimediano a situazioni altamente sfavorevoli per la sopravvivenza dell'organismo stesso. Si potrebbero citare centinaia di esempi tratti dal mondo vivente. Smantellato un "hub" pre-esistente per effetto di una rivoluzione, un nuovo "hub" compare per re-interpretare il ruolo del primo. Anzi, è verosimile che il nuovo "hub" fosse già esistente, e che la rivoluzione non sia altro che la manifestazione della lotta fra il nuovo arrivato ed il pre-esistente, tra il "sovversivo" ed il "conservatore".
La questione diventa allora indipendente dalla natura degli uomini, e dalle loro virtù e debolezze: i termini corretti del problema sono da ricercare nell'organizzazione dei sistemi complessi, dei sistemi "viventi", dei sistemi adattativi, delle popolazioni di individui cooperanti. Questi meccanismi potrebbero essere comuni a molte classi di questi sistemi, forse addirittura esistono caratteristiche universali, cui le società umane non possono sottrarsi neanche volendolo.

Se questo è vero, come penso, allora una società in cui tutti gli individui sono uguali è una pura utopia, e lo stato di totale uguaglianza dei membri è privo di qualunque utilità. Anzi è disutile e non auspicabile. Mentre auspicabile è comprendere appieno questi meccanismi, per trasferire questa conoscenza nei sistemi politici, in modo che essi si adattino alle caratteristiche "strutturali" delle società umane, a vantaggio della prosperità e del benessere degli individui.

3 commenti:

Claudio108 ha detto...

Se ti riferisci alla attuale società di dominio (dagli assiri ai giorni nostri) ti posso dare ragione, ma sono esistite società non basate sul dominio e spesso queste società funzionavano molto meglio e senza un vero e proprio potere centrale, anche se non si sono mai imposte come le migliori. I nativi americani e gli aborigeni australiani hanno una storia molto più lunga in termini di tempo (siamo nell'ordine di molte migliaia di anni), rispetto alla "società" occidentale.

Claudio108 ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Claudio108 ha detto...
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