martedì, agosto 28, 2007

Per Nic.

C'è stato un tempo del nostro passato in cui tutto era un gioco e un soldatino di plastica su una mattonella dello sgabuzzino riusciva a diventare un eroe in battaglia dentro un labirinto nemico.
Credo di essere stato un bambino felice, perchè ho sempre avuto accanto a me un compagno di giochi, un altro bambino sempre pronto a condividere l'avventura, che fosse un rally nell'aiuola, oppure una lotta tra pescherecci, oppure uno scontro spaziale tra micronauti.
Ritornerei a quell'epoca subito, se fosse possibile cristallizzare la vita in quella casa ed in quel giardino.
Ricordo che ad un certo punto abbiamo cominciato a crescere: è stato un giorno che i nostri giochi si sono interrotti improvvisamente. Soltanto per poco tempo, ma quel poco che è bastato a segnare il momento della crescita. Dopo, tutto è stato più difficile, anche il gioco.
Questo regalo è un mio portafortuna per tornare entrambi un attimo a quel momento, rimuovendo quel dolore e quel rancore infantili. E ricominciare a vivere per gioco, con la felicità di quei giorni.

sabato, luglio 21, 2007

Mano tesa ad Hamas - un aiuto per la pace?


Le dichiarazioni del nostro Ministro degli Esteri sul dialogo con Hamas hanno suscitato le prevedibili polemiche. E' materia che accende gli animi, in un Paese - l'Italia - in cui, purtroppo, le opinioni sono fortemente polarizzate da residui di ideologia che confondono le acque, laddove ci sarebbe bisogno di informazione corretta per illuminare le menti.
Personalmente, ritengo molto utile tenere ben presenti i fatti che si sono registrati in Palestina negli ultimi due anni, e partire da questi fatti per comprendere le polemiche nostrane. I più accorti potrebbero anche arrivare a crearsi un giudizio definitivo sulla scelta di D'Alema di far prendere all'Italia questa posizione filo-Hamas e - inutile nasconderlo - anti-israeliana. Posizione che, ci piaccia o no, è destinata ad avere un peso sul processo di pace in quel martoriato Medio Oriente che, a parole, tanto ci sta a cuore.
Per una sintesi dei fatti segnalo una voce di Wikipedia.it dedicata all'argomento.
Dunque, Hamas ha vinto le elezioni del gennaio 2006, e questo è un fatto innegabile. Ma Hamas è anche un movimento politico che pratica attivamente il terrorismo (cioè spinge suoi giovani adepti a farsi esplodere in mezzo a scuole e supermercati per farne macellerie): come tale è ufficialmente riconosciuto anche dall'Unione Europea.
Occorre registrare quindi che in Palestina si è verificato l'inauspicabile evento di avere una maggioranza politica democraticamente determinata ma costituita da un movimento politico terrorista. La comunità internazionale - UE, USA in testa - all'indomani delle elezioni ha posto ad Hamas tre ovvie condizioni per continuare l'elargizione di aiuti finanziari all'Autorià Nazionale Palestinese:
- riconoscere Israele;
- rinunciare alla lotta armata;
- mantenere fede agli impegni presi dalla precedente amministrazione dell'ANP (Accordi di Oslo).
E' utile rammentare che malauguratamente Hamas ha respinto tutte le condizioni e, se oggi il suo governo - insediatosi a febbraio del 2006 all'indomani del successo elettorale - ha soldi a sufficienza per gestire i servizi elementari della pubblica amministrazione questo lo deve alla generosità, certamente interessata, di Paesi come Iran e Siria.
Stando così le cose, non credo che si possa dire che la Comunità Internazionale non abbia voluto riconoscere il risultato delle elezioni, almeno non mantenendo la buona fede.
Si deve poi registrare che questa situazione, in cui alla nuova maggioranza è venuto meno l'appoggio internazionale, ha fatto sì che si sia creata una frattura nell'esercizio del potere all'interno dell'ANP, con i due partiti più rappresentativi del popolo palestinese contrapposti: Fatah e Hamas.
Il Presidente dell'ANP , Abu Mazen, ha continuato ad essere il depositario della fiducia della Comunità Internazionale, e si è trovato a gestire una crisi di credibilità che ostacola grandemente l'avanzamento del Processo di Pace.
Il resto è storia: Hamas e Fatah hanno iniziato a combattere una sanguinosa guerra civile che perdura tuttora, portando Abu Mazen a sciogliere il governo ed a programmare elezioni anticipate, constatata l'ingovernabilità del Paese, o l'incapacità della nuova maggioranza a governare.
Come dargli torto? Naturalmente Hamas ha mostrato le armi, e la faccenda è ancora aperta.
Adesso mi domando: la presa di posizione dell'Italia a fianco di Hamas giova ad Abu Mazen?
Giova al Processo di Pace, al rispetto degli Accordi di Oslo?
Siamo veramente disposti a venire a patti con un movimento terrorista come Hamas che, seppure uscito vincente dalla tornata elettorale, ha mostrato disprezzo del Processo di Pace esibendosi in una becera retorica fondamentalista a discapito del proprio popolo stesso?
Ricordiamoci che la democrazia ha un solo vantaggio rispetto ad altre forme di accesso al potere: essa non permette di scegliere il potere migliore; permette di sostituire quello che si dimostra inadeguato. Hamas si è dimostrata inadeguata, e noi tutti - Ministro degli Esteri in testa - dovremmo prenderne atto.

giovedì, maggio 17, 2007

Considerazioni dopo il Family Day

Dico Sì, Dico no, Dico forse... Capiterà anche a voi di riconoscere parte della ragione e parte del torto su tutta la questione (dai Pacs in poi perlomeno) all'una e all'altra parte.Sarebbe curioso sapere: se avessero esplicitamente escluso le coppie omosessuali dal testo di legge, quanti avrebbero avuto un'opinione diversa sui Dico?Qualcuno ha fatto un sondaggio del genere? Se si segnalatemelo per favore perchè sono molto curioso.Molti avrebbero avuto poco da obiettare alla proposta sui diritti dei conviventi se fosse stata limitata alle coppie eterosessuali di fatto. Almeno questa è la mia impressione.Allora occorrerebbe trarne alcune conseguenti considerazioni. La questione dei Dico è stata mal posta - la società italiana, provocata dagli aspri dibattiti sui Pacs, non è pronta ad accettare una legge che pone sullo stesso piano le tradizionali coppie eterosessuali e le coppie formate da omosessuali. L'equiparazione sul testo di legge non è stata fatta a caso: appare evidente che l'intenzione di chi propone il provvedimento (e dei gruppi politici promotori) è quella di ottenere più diritti per gli omosessuali conviventi, "vestendo" l'iniziativa con una proposta di allargamento dei diritti per tutti i conviventi. Il risultato, abbastanza scontato, è stato quello di presentare la legge sui Dico come una specie di cavallo di Troia gay.Trovo personalmente inaccettabile che una questione certamente seria sia stata affrontata in questo modo, e mi chiedo quale altro risultato si aspettassero i promotori.Tuttavia, tra gli scontenti, leggo solo proteste verso la Chiesa o il bigottismo dei Cattolici, e nessun accenno di rimprovero verso il governo e la sua maggioranza per il modo maldestro con cui ha prima impostato il dibattito in Parlamento e poi trasferito in modo ancora più grottesco nelle piazze italiane.

martedì, maggio 01, 2007

Lì dove nasce la nostra concezione della scienza.



Cito alcuni passaggi di pregio da uno dei principali studiosi di storia della filosofia e del pensiero scientifico in Europa: seppure brevi, sintetizzano con grande efficacia alcuni concetti che dovremmo tenere ben presenti quando riflettiamo sullo stato della conoscenza oggi.
Negli scritti degli artisti e degli sperimentatori del Quattrocento e poi nei trattati di ingegneria mineraria, di arte della navigazione, di balistica, di arte delle fortificazioni del secolo successivo, [...] si afferma anche l'immagine della scienza come costruzione progressiva e come una serie di risultati che si collocano, l'uno dopo l'altro, ad un livello di complessità o di "perfezione" sempre maggiore.
[...] il sapere dei tecnici si costituisce come una grande alternativa storica al sapere dei maghi e all'ideale di sapienza che è caratteristico della tradizione ermetica.
Filosofi come Bacone, Cartesio, Boyle porteranno al livello della conspevolezza filosofica - inserendole in contesti teorici di grande rilievo - idee che erano nate in ambienti non filosofici, ambienti considerati con ostilità, quando addirittura non con disprezzo, dalla cultura che si esprimeva nelle università.

Nel XV secolo, quindi, emergeva una conoscenza diffusa tra artigiani e artisti di tipo manuale e non strutturata, assolutamente non ufficiale e completamente avulsa dal mondo delle dottrine ritenute degne. La scienza come la conosciamo oggi, ha avuto la sua prima origine dal basso, affermandosi nonostante (anzi addirittura contro) una cultura - quella medievale - che riconosceva esclusivamente una sapienza iniziatica, riservata a pochi eletti, costituita da riti, magie ed alchimie.
Senza gli stimoli provenienti dalle arti pratiche, i grandi filosofi che hanno saputo organizzare questa conoscenza e gettare le basi del sapere scientifico, avrebbero avuto molte più difficoltà a costruire gli edifici filosofici che avrebbero costituito la nervatura del sapere umano nei secoli a venire.


Citazioni da Paolo Rossi - I meccanici, gli ingegneri, l'idea di progresso.
In Storia della Scienza, vol. I.

giovedì, aprile 19, 2007

La necessità di un nuovo Umanesimo.


La rivoluzione scientifica è storicamente collocabile tra il XVI ed il XVII secolo, e sarà seguita dal "secolo dei lumi" - il XVIII - in cui la consacrazione del sapere scientifico è definitiva.
Oggi facciamo fatica a rappresentarci quanto deve essere stato intricato e laborioso il cammino delle idee che hanno portato al primato della scienza modernamente intesa sul complesso delle superstizioni, degli occultismi, degli ermetismi, degli alchimismi e delle magie del medioevo.
Sappiamo anche che, a tutti questi -ismi va sommato l'atteggiamento oscurantista e apertamente ostile della Chiesa cattolica, spesso degenerata in aperta e arbitraria violenza che non verrà mai sufficientemente condannata.
Mi pare, a volte, che nel nostro tempo si sia creata una situazione opposta ma ugualmente degenere: quella di una cieca fiducia verso qualunque informazione che venga anche semplicemente circondata da un'aura di scientificità.
Il rigore del metodo scientifico si è affermato lentamente contro un'antichissima concezione sacerdotale del sapere, e questa è indubitabilmente stata una delle principali conquiste nella storia dell'uomo.
Oggi, però, a volte mi pare che la fede nella magia e nel sovrannaturale, di cui ci si è faticosamente liberati, sia stata sostituita da un credito altrettanto fideistico verso qualunque asserzione che possa vantare una, seppure indiretta, relazione con la scienza.
Non secondario deve essere il ruolo della distorsione operata dai mezzi di comunicazione di massa.
La mia formazione è scientifica, quindi certo non intendo condannare i metodi scientifici o sminuirne le conquiste. Tuttavia spesso penso che l'ideale di "progresso", e di "progresso scientifico" in particolare, non deve condurre ad una società interamente protesa nello sforzo di realizzare tali "progressi", come se in quelle realizzazioni si esaurisse la ragione stessa di essere uomini.
Credo che ci sia bisogno oggi di un nuovo Umanesimo, che riporti l'uomo al centro della società e sostituisca la fede nello sviluppo con la fede nell'uomo, la ricerca del progresso con la ricerca della felicità e di una degna condizione umana. La scienza dovrebbe sempre essere strumentale a questa condizione. L'ideale di "progresso", con le sue ovvie declinazioni di "sviluppo" (scientifico, economico, etc) e di "crescita" devono essere rivisti alla luce di una nuova centralità dell'uomo.

martedì, aprile 03, 2007

DRM: è suonata la ritirata?


Il 2 aprile 2007 potrebbe essere una data da segnare sul calendario.
La EMI - prima tra le major - e la Apple hanno siglato un accordo secondo cui gli iTunes Store potranno vendere la musica della scuderia EMI (con qualche eccezione) sul web senza gli odiosi DRM: un brano scaricato via iTunes potrà essere ascoltato su qualunque dispositivo per la riproduzione di file musicali.
Ne avevo parlato un anno fa (DRM un anacronismo), e poi quando uscì la ormai famosa lettera aperta di Steve Jobs (Steve Jobs - i DRM sono un fallimento).
C'è da scommettere che presto anche altre case discografiche si adegueranno.
Anche se questo non ferma i problemi che la Apple ha con l'Unione Europea - iTunes tratta diversamente i propri clienti a seconda del Paese di residenza, cosa inaccettabile ed incompatibile con il mercato unico - è comunque una pietra miliare nell'ormai inevitabile trasformazione del mercato della distribuzione di contenuti digitali protetti da diritto d'autore.

lunedì, marzo 26, 2007

Una società egualitaria: un'utopia?


Si.
Tutte le volte che in una società umana si è aperto un vuoto di potere è stato colmato da qualche ente o persona quasi immediatamente. A voler trarre delle conclusioni, parrebbe che qualunque società umana si autorganizza per riempire il vuoto di potere. Il giacobinismo prima ed il comunismo poi hanno fatto dell'uguaglianza un messaggio rivoluzionario che ha profondamente trasformato le rispettive società, ma la disuguaglianza, l'ingiustizia, le differenze hanno puntualmente ripreso piede nelle nuove organizzazioni, solo trasformate nell'aspetto per riflettere le caratteristiche delle rinnovate società.
Queste rivoluzioni hanno trasformato la società per re-impiantare reti sociali ancora caratterizzate dalla presenza di "hub" di vario peso. Un "hub" è pur sempre un centro di potere.
Allora i centri del potere non possono rimanere disabitati, perchè la società stessa lo impedisce.

Se pensiamo la società come un'organismo dotato di propria consapevolezza, questo non ci stupisce: in qualunque organismo superiore esistono dei meccanismi che rimediano a situazioni altamente sfavorevoli per la sopravvivenza dell'organismo stesso. Si potrebbero citare centinaia di esempi tratti dal mondo vivente. Smantellato un "hub" pre-esistente per effetto di una rivoluzione, un nuovo "hub" compare per re-interpretare il ruolo del primo. Anzi, è verosimile che il nuovo "hub" fosse già esistente, e che la rivoluzione non sia altro che la manifestazione della lotta fra il nuovo arrivato ed il pre-esistente, tra il "sovversivo" ed il "conservatore".
La questione diventa allora indipendente dalla natura degli uomini, e dalle loro virtù e debolezze: i termini corretti del problema sono da ricercare nell'organizzazione dei sistemi complessi, dei sistemi "viventi", dei sistemi adattativi, delle popolazioni di individui cooperanti. Questi meccanismi potrebbero essere comuni a molte classi di questi sistemi, forse addirittura esistono caratteristiche universali, cui le società umane non possono sottrarsi neanche volendolo.

Se questo è vero, come penso, allora una società in cui tutti gli individui sono uguali è una pura utopia, e lo stato di totale uguaglianza dei membri è privo di qualunque utilità. Anzi è disutile e non auspicabile. Mentre auspicabile è comprendere appieno questi meccanismi, per trasferire questa conoscenza nei sistemi politici, in modo che essi si adattino alle caratteristiche "strutturali" delle società umane, a vantaggio della prosperità e del benessere degli individui.

martedì, febbraio 27, 2007

Pensare il pensiero.




Ho sviluppato una naturale diffidenza verso le nuove teorie che si affacciano agli onori della ribalta, perchè alcune di quelle "certezze matematiche" o "scientifiche" che ho visto in 35 anni di vita si sono capovolte improvvisamente rivelando la propria inconsistenza.
Credo che sia un bene. Mi sono abituato a pensare alla conoscenza come un processo vitale, che oggi è di moda chiamare "cognizione". E vita e mutazione camminano a braccetto, quindi non mi stupisce che quello che oggi è dato per sicuro e scientificamente provato, domani può essere rivisto e radicalmente reinterpretato alla luce di una nuova teoria. Spesso questo succede mantenendo la compatibilità verso il basso: la vecchia certezza rientra nella nuova come uno suo sottoinsieme, ma il significato generale e le considerazioni filosofiche che erano discese dalla prima sono radicalmente sovvertite. Tutto ciò qualcuno lo chiama "rivoluzione" ed ha voluto vedere - non senza ragione - anche nella storia della scienza e del pensiero scientifico un susseguirsi di rivoluzioni che qualcosa ha a che vedere con la teoria delle catastrofi.
Questo lungo cappello introduttivo avrà sicuramente distolto l'attenzione del mio improbabile lettore, ma ha giovato a me per creare le condizioni per la scrittura di questo post.
La mia riflessione odierna riguarda il pensiero. Non il pensiero scientifico, ma il pensiero umano.
Non riesco a scindere la parte ontologica da quella espistemologica: la natura del pensiero umano sono io stesso che ne scrivo, ed è paradossalmente circolare che il pensiero umano cerchi di descrivere sè stesso. Perciò proviamo una vertigine quando ci imbarchiamo in discorsi di questo tipo. Inoltre, lo strumento che uso per conoscere la natura di qualcosa è il pensiero. Quindi il mezzo attraverso cui mi accingo ad esplorare la natura del pensiero è il pensiero stesso oggetto della mia indagine. Ricordando che io che conduco l'indagine sono il pensiero stesso, che è anche oggetto dell'indagine, ecco che il quadro è completo e presenta la stessa coerenza di un disegno di M.C. Escher. Inutili considerazioni finora, ma divertenti, e che spero abbiano il pregio di rendere l'idea del disagio che ognuno ha quando filosoficamente presta attenzione all'essenza ultima della realtà intorno a noi. Qualcuno, incamminatosi per questa strada, per restare coerente col prorio ragionamento ha dovuto concludere che una realtà ultima non esiste e che tutto ciò che conosciamo è la proiezione ed elaborazione interiore di una percezione individuale, e che la rappresentazione del mondo attiene alla sfera della soggettività. Quindi, il mondo in cui vivo io è certamente diverso dal mondo in cui vivi tu - se si dà per scontato che la gamma e la unicità delle risposte sensoriali del mio organismo sono diverse da quelle del tuo. (Humberto Maturana e Francisco Varela).

Eppure oggi un modello che ci aiuta a riflettere sulla natura del pensiero umano c'è.
E' ormai matura e sperimentalmente confortata dalle neuroscienze l'ipotesi che il pensiero sia una espressione delle proprietà emergenti dalla complessissima organizzazione dei neuroni che compongono il cervello ed il sistema nervoso. Questa articolatissima rete di collegamenti intercellulari copre l'intero organismo e raccoglie stimoli di varia natura provenienti dall'ambiente esterno (vista, udito, ma anche umidità, temperatura, elettricità statica) e da quello interno (pressione arteriosa, livelli di biossido di carbonio, adrenalina, etc.), nonchè dalle configurazioni pre-esistenti che affiorano in presenza di determinati presupposti (ad esempio ciò che comunemente chiamiamo ricordi e memoria).
La prima proprietà affiorante da una tale organizzazione, forse la più primordiale, è quella dell'autoconsapevolezza, o coscienza, o ancora io. Il senso dell'io nasce come differenza rispetto a tutto quanto è percepito come esterno. La stretta relazione tra sistema neuro-cerebrale e corpo estende direi automaticamente la consapevolezza di sè a tutto il corpo.
La percezione di sè è forse l'espressione più arcana del pensiero, e insieme la più affascinante e misteriosa.
L'insieme delle attività che consentono al sè di differenziarsi dal resto del mondo è chiamata cognizione, in quanto differenziando essa consente di "conoscere" il mondo. La cognizione è un'attività continua che inizia e finisce con l'individuo, per cui è facile concludere che essa stessa è l'individuo. Qualcuno ha dato ad essa il nome di "mente", per cui mente e cognizione si troverebbero ad essere sinonimi.
Non è difficile arrivati a questo punto riconoscere in quello che noi chiamiamo "pensiero" la sequenza di momenti diversi (o evoluzione) nella dinamica della mente.

Un modello ormai accettato di sistema complesso e adattativo, quello di rete neurale, consente dunque di abbozzare un'idea di modello per il pensiero umano. Anzi, per il pensiero in generale, visto che sotto questa luce l'attività cognitiva non è appannaggio della sola specie umana ma appartiene quantomeno a tutti gli animali cosiddetti superiori.
Viviamo in un'epoca in cui per la prima volta gli sforzi epistemologici ed ontologici della filosofia trovano il supporto delle teorie scientifiche e matematiche che derivano dalle scienze applicate e dalla teoria dei sistemi dinamici, che hanno consentito l'elaborazione di un modello interpretativo del pensiero e della mente.
Un semplice modello, che spero non venga celebrato come una verità scientifica su cui rimodulare la concenzione della vita e dell'esistenza umana. D'altronde proprio dalle teorie della complessità abbiamo imparato - non senza sorpresa - che multiformità, varietà, irripetibilità e impredicibilità sono proprietà di alcune classi di sistemi dinamici che non possiamo non considerare "semplici" quando confrontati con i sistemi viventi. Non abbiamo dunque fretta di "universalizzare" delle conclusioni che restano per il momento valide solo in ambiti ristretti della ricerca. Ma allo stesso modo non abbiamo paura di re-interpretare la parte più intima di noi stessi - il nostro io, il nostro pensiero - secondo modelli nuovi che, forse, potrebbero portarci lontano, e che certamente non devono essere respinti per pregiudizi ideologici o religiosi, o per paura di violare una sacra concezione di noi, che vede il nostro io associato alla nostra anima.

sabato, febbraio 10, 2007

Steve Jobs: i DRM sono un fallimento.

Ho sempre avuto simpatia per Apple e per i suoi due fondatori, visionari all'epoca degli Apple II e dei Mac e visionari ancora oggi, con alterne vicende e altalenanti fortune. Sia chiaro che per visionario intendo persona che ha percezione di realtà possibili ma non attuali, che è quindi attributo assolutamente positivo.
Ho già avuto modo di manifestare come la penso riguardo i Digital Rights Management systems che le grandi multinazionali del copyright - le case discografiche in testa a tutti - si affannano a promuovere ed a lanciare nella guerra senza speranza e senza futuro contro generazioni di utilizzatori di contenuti digitali che in tutto il mondo si affacciano ad Internet con diffusione crescente ed incontenibile. Senza fare filosofia - che pure in questo campo ha parecchia voce in capitolo - voglio oggi richiamare qui la lettera con cui Steve Jobs, a qualche anno dal lancio di iTunes e degli iPod, comunica il suo punto di vista sui DRM e rivolge un appello alle quattro case discografiche che da sole controllano il 70% del mercato della musica (Sony BMG, Universal, EMI e Warner) perchè rinuncino a questi sistemi. E con visionaria lucidità spiega le ragioni della inadeguatezza, inattualità, ineconomicità e miopia dei sistemi di protezione dei contenuti digitali (Lettera).

Argomenta Steve che della musica registrata su un qualunque iPod venduto nel mondo soltanto il 3% in media è stato scaricato da iTunes Store e quindi protetto con il sistema DRM utilizzato da Apple (FairPlay): tutto il resto è scaricato da altri siti o direttamente dai CD o comunque copiato. Se consideriamo che FairPlay è l'unico DRM supportato da iPod, ne consegue che il 97% della musica su un iPod non è protetta da nessun DRM, cioè non genera nessun corrispettivo per i diritti della casa discografica e dell'autore. Se consideriamo che iPod è il leader nel mercato dei riproduttori portatili di musica digitale dobbiamo serenamente concludere che, visto nell'ottica delle case discografiche, si tratta di un colossale fallimento dei DRM. Visto nell'ottica di Apple e dei produttori di questi dispositivi, è un successo, visto che solo gli iPod venduti nel mondo sono oltre 90 milioni.

Ma probabilmente alle grandi case discografiche non importa molto di questo fallimento, visto che il mercato della musica on-line per esse rappresenta soltanto meno del 10% della musica venduta (in termini di canzoni, forse meno del 3% in termini di fatturato). Il grosso del business queste società continuano a realizzarlo in modo tradizionale, attraverso la vendita di CD nei negozi di tutto il mondo. E la musica nei CD - che poi è quella che alimenta la musica cosiddetta "pirata" on-line - non è protetta da nessun sistema DRM. Un controsenso che si spiega soltanto con le leggi delle vendite. Quindi, l'imposizione di adottare sistemi DRM altamente affidabili che le grandi quattro esercitano verso i venditori di musica on-line serve soltanto ad arginare un fenomeno in grandissima crescita - quello della musica on-line, della diffusione peer-to-peer e della cosiddetta "pirateria musicale" - che la major riescono a vedere solo come una minaccia al proprio modello di business, evidentemente obsoleto, dando dimostrazione di una sorprendente incapacità a recepire i nuovi schemi che emergono dal mercato e di inattitudine all'innovazione. O, se non si vuole dubitare delle capacità dei manager di società talmente ricche del panorama mondiale, allora si insinua il dubbio che le major stiano facendo cartello contro un nemico nuovo contro cui non sanno assolutamente quali altre armi usare se non una demagogia del terrorismo contro l'orda di pirati che apocalitticamente avanzano tra le centinaia di milioni di utenti di Internet dietro cui, a ben guardare, c'è ciascuno di noi.

In questo scenario il messaggio di Steve Jobs è assolutamente benvenuto, non fosse altro che per la chiarezza con cui afferma che il sistema dei DRM è un fallimento e non funzionerà mai contro quella che viene infelicemente definita "pirateria musicale". E benvenuto è anche l'invito che rivolge alle major di adeguarsi al mercato emergente e anzi favorire la musica on-line che offre grandi potenzialità di crescita con importanti ritorni economici anche per le stesse case discografiche che detengono i cordoni dei diritti d'autore. E da uno sviluppo di questo mercato, con musica a prezzi più bassi e sistemi per l'acquisto on-line anche gli autori ne verrebbero garantiti. I diritti degli Artisti infatti non si tutelano con una nuova campagna di neo-proibizionismo su scala mondiale ma con il riconoscimento di un mercato che è ormai profondamente cambiato, andando incontro alle esigenze degli utilizzatori di musica che cercano portali di qualità da cui scaricare con sicurezza, affidabilità e velocità i brani preferiti a prezzi che siano accettabili. E pazienza se un pezzo del giro di affari dei CD va in frantumi: non ne risentiranno gli Autori e non ne risentiranno i Consumatori.
Altrimenti, se non si vuole fare così in tutela di un anacronistico cartello economico, per favore non permettetevi di chiamarci pirati.

sabato, gennaio 13, 2007

Simmetria e caos: la forma dei fiocchi di neve.


Per rispondere sinteticamente alla domanda che dà il titolo al suo libro, cito ancora Ian Stewart:

Equazioni di per sè prive di qualsiasi simmetria a volte danno origine ad una dinamica regolare e a volte al caos. Si è scoperto che questo è vero anche per le equazioni simmetriche. Se si modificano opportunamente i coefficienti numerici delle equazioni, si può ottenere una dinamica caotica che obbedisce a regole simmetriche. Un caos simmetrico. Che cosa fanno i sistemi di questo genere? La risposta più semplice si ottiene pensando alla reappresentazione geometrica e agli attrattori. Quel che si scopre [...] è che gli attrattori sono caotici (perchè lo sono le dinamiche) e simmetrici (perchè lo sono le regole).

Ian Stewart - Che forma ha un fiocco di neve?


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mercoledì, gennaio 03, 2007

La geometria del caos e la dinamica dei frattali.

Un titolo enigmatico, una frase che rappresenta una sorta di palindromo bifronte, concettualmente non letteralmente, perchè vuole mettere in luce la dualità che esiste tra i frattali ed il caos deterministico. Ancora una volta lo spunto è una citazione da un matematico attuale:
Seguendo la pratica matematica corrente e rappresentando la dinamica in termini geometrici, si mette bene a fuoco la sconcertante natura duale del caos.
Associato ad ogni sistema dinamico, vi è un suo proprio spazio geometrico, lo spazio delle fasi [...]. Nei sistemi caotici le linee di flusso (o traiettorie di stato), si dirigono verso forme complesse dette attrattori. [...] La geometria di questi attrattori combina il concetto di caos e quello di frattale.


Ian Stewart - Che forma ha un fiocco di neve?
La matematica del caos e la geometria dei frattali sono scoperte fondamentali del XX secolo, che hanno consentito la rivisitazione dei concetti fondamentali di molte branche della scienza - per non dire della conoscenza tutta - tanto da presentarsi oggi come la scintilla di innesco di una rivoluzione epistemologica tuttora in corso, di cui è ancora difficile comprendere la portata.
Concetti come caos e frattale, oggi astrusi ai più, dovrebbero diventare di base per chiunque desideri una chiave di lettura per questo nostro affascinante universo.

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Caos deterministico: il confine tra casualità e regole.

La meccanica statistica, cui Boltzmann ha dato un contributo fondamentale, ha permesso di comprendere i processi alla base del comportamento dei sistemi formati da grandi quantità di elementi - o particelle - interagenti, passaggio fondamentale per lo sviluppo di interi settori della fisica - termodinamica, dinamica dei gas, dinamica del plasma, meccanica quantistica -. Il prezzo da pagare è stato un tributo alla casualità.
Nessuno oggi mette in discussione la grande importanza della teoria della probabilità per spiegare i meccanismi fisici, ma tutti siamo consapevoli del contrasto tra il determinismo delle equazioni dinamiche - spesso innalzate al rango ambiguo e aberrante di "leggi della natura" - e la mera stima delle probabilità di eventi aleatori. Heisenberg, Godel, Prigogine: questi illustri studiosi, e molti altri, hanno fatto comprendere come quello statistico sia un metodo di indagine imprescindibile nella comprensione dei fenomeni e dei processi della natura e della vita. Tuttavia permane il senso di disagio, e - in alcuni casi - il disaccordo con l'intuito quando si tenta di leggere la natura con questi solo strumenti.
Ci vengono incontro le idee che scaturiscono dal caos deterministico per trovare una convergenza tra concetti che possono sembrare assai distanti tra loro:
Il caos è casualità apparente con una causa puramente deterministica. E' un comportamento sregolato governato per intero da regole. Il caos abita nella zona di penombra tra regolarità e casualità. [...] Per certi versi, nel caos vi è un'autentica casualità. In termini approssimativi, si può dire che le regole di un sistema caotico si attaccano alla microscopica casualità delle condizioni iniziali e la amplificano rendendola evidente nel comportamento su larga scala. La discussione viene resa più difficile da un problema filosofico: la vera casualità esiste davvero?

Ian Stewart - Che forma ha un fiocco di neve?

Forme e cognizione: le "leggi di natura".

Per chi avverte un certo imbarazzo quando sente dire che l'uomo ha scoperto le "leggi della natura", e che esse altro non sono che formule matematiche, la cui cruda aridità spesso appare all'intuito semplicemente inadeguata a suonare tutte le sinfonie dell'universo.

La mente umana va infaticabilmente alla ricerca di forme. Per poter sopravvivere in un mondo ostile, abbiamo sviluppato una sensibilità alle configurazioni, che usiamo per prevedere che cosa ci accadrà.
A volte [...] le configurazioni ci sono davvero e rivelano effettivamente verità importanti sull'universo. Le chiamiamo leggi di natura. E' di questo che si occupa la scienza, di portare alla luce le configurazioni segrete che fanno funzionare l'universo. Usare la matematica è per gli esseri umani il modo più efficace di riflettere sulle configurazioni. Ci siamo quindi convinti che le leggi di natura siano leggi matematiche.


Ian Stewart - Che forma ha un fiocco di neve?

mercoledì, dicembre 27, 2006

Il codice genetico dei sistemi viventi: perchè non siamo alla fine della storia.


I grandi risultati della biologia molecolare, a cui spesso ci si riferisce parlando di decifrazione del codice genetico, ci hanno fatto pensare che le sequenze di geni nel DNA siano una sorta di computer biochimico che esegue un programma genetico. Tuttavia, recenti ricerche hanno dimostrato con evidenza sempre maggiore che una simile concezione è affatto sbagliata. In realtà essa è altrettanto inadeguata quanto lo è la metafora del cervello come computer che elabora l'informazione. L'insieme completo dei geni di un organismo, cioè il suo genoma, forma un'enorme rete interconnessa, ricca di anelli di retroazione, in cui i geni regolano reciprocamente le proprie azioni in modo diretto o indiretto.
Fritjof Capra - La rete della vita.

martedì, dicembre 26, 2006

Complessità e catastrofi

La nostra ricerca delle origini delle configurazioni naturali sta rivelando profondità filosofiche. La vecchia idea era semplice: l'universo può sembrare complesso, ma tutto segue semplici leggi matematiche. Le regolarità della natura che noi chiamiamo configurazioni sono la prova, e la diretta conseguenza, della semplicità di queste leggi. A questo punto, tuttavia, il legame tra leggi e configurazioni - tra causa ed effetto - inizia a non sembrare più tanto semplice.


Ian Stewart - Che forma ha un fiocco di neve?

mercoledì, ottobre 04, 2006

Cinque cose che non mi sono piaciute del governo

1. La grazia a Bompressi: non interamente ascrivibile all'esecutivo, e forse giusta nel merito, ma sbagliata per scelta dei tempi (non era certamente una priorità da mettere in campo come primo provvedimento).
2. L'indulto: il problema del sovraffollamento delle carceri andava affrontato sul piano delle infrastrutture, non con un atto di indulgenza. La "legalità calpestata" portata in processione contro il governo Berlusconi è stata facilmente sacrificata per un provvedimento impopolare che ha rimesso in libertà anche delinquenti pericolosi, nonostante i sentimenti di ansiosa insicurezza vissuti in larghi strati della popolazione, sepcialmente nei quartieri metropolitani più a rischio.
3. Il decreto Bersani: dopo anni passati a predicare la concertazione, il governo aggredisce alcune categorie di lavoratori non riconducibili ai grandi sindacati (CGIL in cima a tutti) colpendo dei diritti acquisiti (es. le licenze dei taxi) senza un benchè minimo segno di dialogo preventivo.
4. Le dimissioni di Tronchetti-Provera, la vicenda più grave: Prodi induce l'A.D. Telecom alle dimissioni dopo aver scandalosamente rivelato alcune trattative segrete tra Telecom e altri gruppi (Time Warner, General Electric, gruppo Murdoch) in vista del traguardo media-company, che Tronchetti-Provera aveva confidato al Presidente del Consiglio nel corso di alcuni incontri. Gli incontri servivano a Tronchetti-Provera a scongiurare il ricorso alla golden-share da parte del Tesoro - dirà poi il manager in un'intervista rilasciata al Financial Times - nel caso di scorporo della TIM. Prodi invece imbastisce manovre non chiare apparentemente finalizzate a ricondurre Telecom sotto il controllo pubblico. Sputtanato, è costretto a dimettere il suo consigliere economico (Rovati) rimasto col cerino in mano. Poi compie il gesto più grave di tutti: costretto a riferire al Parlamento, mente al Paese dichiarando di essere stato all'oscuro della faccenda, rifiutando di fatto di fare chiarezza su uno degli episodi più oscuri degli ultimi anni.
5. Manovra finanziaria: dopo avere urlato a squarciagola che il centro-sinistra non avrebbe alzato le tasse, il governo aumenta la pressione fiscale sui lavoratori con reddito superiore a € 40k/anno di un punto percentuale. Non contento, con acrobazie degne della migliore finanza creativa tanto criticata dall'opposizione nella precedente legislatura, fa di peggio: ascrive il TFR transitato nelle casse INPS tra le "attività" nel bilancio dello stato, creando le condizioni perchè i prossimi governi ostacolino la transizione del TFR alla previdenza integrativa, dimenticando che il TFR è un debito verso i lavoratori, non un'entrata dello stato.

lunedì, ottobre 02, 2006

Giù le mani dal TFR

La legge finanziaria è al centro dell'attualità in questi giorni, lo sarà ancora nei prossimi.
Il governo di centro sinistra dovrebbe essere l'espressione degli interessi delle classi più deboli, quel 90% e più di contribuenti che guadagnano meno di 40 mila euro lorde all'anno, i quali otterranno qualche beneficio fiscale dai nuovi scaglioni irpef.
Quegli stessi lavoratori, soprattutto i più giovani, saranno presto chiamati a dirottare il proprio tfr verso fondi pensione, oppure questi loro soldi andranno a finire all'inps, che certo in passato non ha brillato per solvibilità nei confronti degli impegni presi (leggi: pensioni).
Il lato più inquietante della manovra, quello che la avvicina di più alle tante operazioni di finanza creativa varate nella scorsa legislatura, consiste nel trasferimento all’Inps (e poi ad un fondo per il finanziamento delle infrastrutture) della parte di trattamento di fine rapporto (Tfr) accumulato dagli individui ogni anno, e non dirottato ai fondi pensione. Si tratta, in altre parole, di un prestito forzoso per finanziare spese infrastrutturali ottenuto trasferendo dalle imprese allo stato un debito nei confronti dei lavoratori dipendenti che non eserciteranno l’opzione di trasferire il Tfr ai fondi pensione.

Questo scrivono Boeri e Garibaldi su lavoce.info. E aggiungono:
questa misura rischia di diventare la pietra tombale sulla speranza di creare dei fondi pensione in Italia perché indurrà questo Governo e quelli successivi ad ostacolare in tutti i modi i flussi verso i fondi pensione (significa meno entrate per lo Stato). Dunque e’ un’operazione che va svantaggio dei lavoratori più giovani, quelli che hanno maggiormente bisogno di previdenza integrativa per garantirsi un reddito adeguato quando andranno in pensione.

Condivido al 100%: Prodi, giù le mani dal tfr!

domenica, ottobre 01, 2006

Non scagioniamo il comunismo.

C'è un nesso oggettivo tra gli errori della teoria e gli errori della prassi. Un suo frutto è il negazionismo comunista, ovvero la tendenza a negare la portata degli orrori o a circoscriverli a deviazioni improprie dal percorso originario. Le intenzioni erano buone, gli esiti malvagi: è l'alibi intellettuale per scagionare il comunismo.


Marcello Veneziani, La cultura della destra.

mercoledì, settembre 13, 2006

Peccato originale lineare.

Perciò, invece di descrivere i fenomeni nella loro piena complessità, le equazioni della scienza classica trattano di piccole oscillazioni, onde superficiali, piccole variazioni di temperatura eccetera. [...] Questa abitudine si radicò a tal punto che molte equazioni venivano linearizzate mentre le si formulava, cosicchè nei manuali scientifici non comparivano nemmeno le complete descrizioni non lineari. Di conseguenza, la maggior parte degli scienziati e degli ingegneri finì per credere che praticamente tutti i fenomeni naturali potessero essere descritti da equazioni lineari.


Fritjof Capra, La rete della vita.

venerdì, aprile 07, 2006

Il plagio


Il rapido epilogo della vicenda che ha visto l'autore del best seller "Il Codice Da Vinci" assolto dall'accusa di avere plagiato l'opera "Il Santo Graal" di Baigent, Lincoln e Leigh mi ha offerto lo spunto per alcune riflessioni su uno dei temi più importanti dell'attualità: il diritto d'autore e la tutela dei brevetti.
Per semplicità tiriamo in ballo soltanto il diritto d'autore.
La corte inglese ha concluso che, seppure Dan Brown ha utilizzato l'opera, scritta circa venti anni prima del suo libero, come fonte, egli non ha "copiato" l'idea del romanzo dalle ipotesi esposte nel saggio dei tre autori inglesi.
Sembrerebbe scontato, eppure il fatto di avere creato una trama romanzesca ispirandosi alle ipotesi giornalistiche esposte in un saggio-inchiesta (che è tra l'altro una lettura davvero intrigante) rischiava di essere considerato un caso di plagio: altrimenti i due autori sopravvissuti del "Santo Graal" non avrebbero intentato la causa.
E' proprio questo l'oggetto della mia riflessione: può un'elaborazione di teorie, più o meno sensate, ma senza dubbio opera dell'ingegno degli autori, in qualunque forma esposte (libro, reportage, documentario) essere meritoria di una tutela talmente forte da considerare un'eventuale opera che da una tale teoria prende le mosse, o ad essa si ispira, o che comunque ad essa si può ricondurre, come un plagio?
Mi sembra che si stia superando il segno.
Viviamo in un'epoca in cui il clima terroristico che circonda il tema della proprietà intellettuale, generato da poche - e ben visibili - parti che vedono in pericolo i propri interessi di editori e distributori di contenuti a causa dell'"aggressione" digitale, sta generando "mostri" come quello che sono stati chiamati a considerare i giudici inglesi.